.
Annunci online

altralbania
italianando a vista...


Diario


14 dicembre 2008

La Grecia brucia




In questi giorni in Grecia sta regnando letteralmente il caos. La situazione non è sicuramente solo come la vediamo ai telegiornali ma sicuramente la si può definire una situazione altamente a rischio. Brucia Atene, Salonico, Patrasso, Ioannina ed altre cittadine periferiche. Una nazione nel cuore dell’Europa, membro dell’Unione Europea, presidente di turno per un semestre, campione europea di calcio, patria degli antichi splendori della democrazia, si scopre terribilmente vulnerabile e fragile.

La polizia greca e violenta e su questo non c’è neanche l’ombra di un dubbio. È morto un ragazzino di 15 anni e questo è gravissimo, imperdonabile in un paese che si vuole definire democratico e civile. La cosa però non è per niente nuova. Amnesty International collocava la Grecia nella lista dei paesi che non rispettano i diritti umani. In un rapporto pubblicato il 5 ottobre 2005 sul sito web ufficiale dell'organizzazione internazionale si parla di violenza, maltrattamenti, contenitori metallici di cui si fa uso nei confronti dei clandestini, immobilizzandoli al loro interno, e altri problemi di questo tipo. Secondo lo stesso rapporto, i più bistrattati in Grecia sarebbero gli albanesi, che dal punto di vista quantitativo rappresentano la comunità più grande degli stranieri nel paese, a seguire vi sono i rom.

La polizia greca viene accusata da AI di omicidi, gravi lesioni, linciaggi e violenze sessuali. Sempre secondo l'ultimo rapporto sono decine i casi in cui gli emigrati albanesi sono finiti in ospedale e si sono dovuti sottoporre ad operazioni chirurgiche. In tantissime altre situazioni gli albanesi anche se con documenti in regola sono stati picchiati pubblicamente in modo selvaggio.

AI afferma: "Alla luce delle informazioni presentate in questo capitolo, Amnesty International rimane preoccupata per il fallimento delle autorità greche nell'individuazione e la condanna dei casi di violazione da parte della polizia greca.” Molti casi di omicidi rimangono ancora irrisolti, incluso quello di Vullnet Bytyci (emigrato albanese ucciso da un’ufficiale greco del confine, subito assolto dall’accusa.

Amnesty International ha incluso al rapporto i nomi di persone uccise dalla polizia greca o gravemente ferite per i quali nessun colpevole è mai stato condannato.

Cittadini albanesi UCCISI dalla polizia greca:

Ø      Gentian Celeniku, 20 anni.

Ø      Bledar Qoshku, 23 anni

Ø      Ramiz Saliaj, 21 anni

Ø      Vullnet Bytyçi, 18 anni.

 

Per questa violenza gratuita e crudele, per reclamare il diritto di ogni persona a vivere, per denunciare soprusi della portata di queste dimensioni NESSUNO è mai sceso in piazza a protestare. Dove si trovava la coscienza civica di un paese come la Grecia?

Dove si era nascosta la democrazia?

Allora io non capisco la relazione tra la violenza della polizia e le proteste che hanno messo a ferro e fuoco il paese ellenico.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Grecia Albania Immigrazione

permalink | inviato da altralbania il 14/12/2008 alle 21:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (44) | Versione per la stampa


11 dicembre 2008

Seconde generazioni, diritto di sentirsi a casa propria..






Ecco la lettera che la rete G2 ha scritto al presidente della repubblica Giorgio Napolitano:


Caro Presidente,
Le scriviamo in una giornata importante come la celebrazione della Dichiarazione universale dei Diritti umani, che per noi rappresenta un riferimento storico importante da non dimenticare e riaffermare nella nostra vita di tutti i giorni.

La ringraziamo dell’invito per l’evento “Nuovi cittadini” al quale abbiamo partecipato la mattina del 13 novembre e che ci ha ricordato un altro evento al quale eravamo stati invitati e che per noi aveva rappresentato un’occasione di grande importanza. Era il 20 novembre dell’anno scorso quando, in occasione della Giornata Nazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ci siamo incontrati per la prima volta. In quel giorno Lei ha colto quel messaggio che ad alta voce cercavamo e cerchiamo di ribadire ogni giorno, in ogni attimo della nostra vita: il diritto ad essere riconosciuti cittadini del nostro Paese e non più solo degli “italiani col permesso di soggiorno”, come molti di noi purtroppo sono.

Da quel dì poco e niente è cambiato, anzi, o il silenzio ricomincia a calare o altre questioni ne strumentalizzano l’attenzione.

Molti di noi, di origine straniera, sarebbero italiani se la legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana li riconoscesse, e non lo sarebbero per concessione, Signor Presidente, ma per diritto, perché cresciuti in Italia sin da bambini. Perché noi siamo qui da sempre Presidente, e non può essere la sola regola del sangue come vuole la legge che qualcuno nel 1992 scelse per noi (legge n. 91/92) a definirci.

Ci chiediamo continuamente: chi meglio del suolo, del vissuto, può essere criterio per fare di un uomo o di una donna un cittadino? Eppure certe domande non trovano ancora risposta.

Siamo cresciuti qui, molti di noi anche nati in Italia, eppure veniamo percepiti come stranieri e incontriamo molti ostacoli perché ci vengano riconosciuti gli stessi diritti dei nostri coetanei, amici e fratelli di origine italiana, compagni di una vita. Vale anche quando si cerca di dividerci in classi integralmente separate dai nostri coetanei per garantirci il banco degli stranieri per sempre o quando costruiscono su di noi scenari di malesseri sociali riconducibili ad altri Paesi.

Con questo nuovo appello, in occasione della celebrazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, auspichiamo una maggiore attenzione alla questione dei figli d’immigrati; oggi ancor più a quelli che si ritrovano senza cittadinanza dopo i 18 anni e non sono nati in Italia ma fin da bambini sono qui cresciuti perché per loro non è previsto nessun percorso specifico se non quello che seguono i loro stessi genitori.

Come Lei sa, la nostra Rete tenta di unire e organizzare figli d’immigrati nati in Italia ma anche cresciuti qui sin da minorenni.

Oggi le chiediamo di poterLa incontrare nuovamente per presentarLe il lavoro realizzato fin qui, a cominciare dai casi più significativi di ostacoli incontrati da figli di immigrati segnalati nel nostro Osservatorio G2.

E’ il nostro modo di chiedere e pretendere quella libertà di essere italiani a tutti gli effetti, nei diritti e nei doveri, anche se abbiamo volti e origini diversi dagli altri.

Con stima e affetto,

Roma, 10 dicembre 2008

Le ragazze e i ragazzi della Rete G2 – Seconde Generazioni


4 dicembre 2008

Figli di immigrati in politica






fonte: Osservatorio sui Balcani


Per la prima volta nella storia della Germania, un cittadino di origini turche guiderà un partito politico. Cem Özdemir, 42 anni, figlio di gasterbeiter, già deputato del Bundestag, è il nuovo Obama tedesco. Con l’80% di voti favorevoli guiderà i Verdi tedeschi insieme a Claudia Roth Tra il 15 e il 16 novembre scorsi, a Erfurt, per la prima volta nella storia della Repubblica Federale di Germania, un cittadino di origini turche è stato eletto alla guida di un partito politico. Cem Özdemir, quarantaduenne nelle file del partito dei Verdi “Grünnen” già dal 1981, ha ottenuto l’80% di voti favorevoli che lo hanno reso co-leader del partito ecologista assieme a Claudia Roth, secondo lo statuto del partito che prevede la coabitazione di due leader, un uomo e una donna.

La scelta dei Verdi, promotori di politiche tolleranti e inclusive verso i “Gasterbeiter” apre una nuova strada per l’integrazione degli stranieri in Europa. E gasterbeiter sono stati anche i genitori di Özdemir che sono arrivati in Germania dalla città anatolica di Tokat.

Il nuovo leader verde che è nato a Bad Urach, Swabia nel 1967 ha atteso diciotto anni prima di diventare cittadino tedesco. Özdemir, già deputato del Bundestag tra il 1994 e il 2002, anno in cui diede le dimissioni perché accusato di aver usato per uso privato le miglia aeree accumulate per lavoro, attualmente è anche europarlamentare. L’ampio spazio dedicato al leader ecologista dalla stampa tedesca ha riportato in primo piano la riflessione sulla questione dell’integrazione degli immigrati.

Nelle dichiarazioni rilasciate in seguito alla sua designazione, il nuovo co-leader dei Verdi ha detto: “Per me ciò che conta non è essere stato eletto in considerazione della mia origine turca ma che questa origine non abbia importanza. (…) Non voglio essere turco o musulmano in base a quello che la società vuole che io sia. Non mi si può ridurre alle radici che ho ereditato casualmente”.


Cem Özdemir e Claudia Roth
Özdemir intende portare avanti una politica che presti attenzione a tutte le categorie emarginate della Germania e sottolinea il fatto che la questione centrale per il paese non è la discriminazione etnica ma l’ineguaglianza sociale.

Al nuovo leader dei Verdi viene posta ora più che mai la domanda di quanto si senta turco e quanto tedesco. Rispondendo a questo proposito al quotidiano “Bild am Sonntag”, Özdemir ha detto: “Quando devo entrare in una casa mi tolgo le scarpe. Ma quando sono in Turchia considero sempre l’importanza della puntualità e della disciplina. Questo indica che noi turchi della Germania siamo molto più tedeschi di quanto qualcuno vuole credere”.

Sulla scia dell’ottimismo suscitato della recente elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, i media turchi hanno accolto la notizia della nuova posizione di Özdemir con grande entusiasmo. E se quest’ultimo ritiene che i paragoni tra lui e il neoeletto presidente americano siano del tutto inappropriati, i suoi sostenitori non hanno esitato a utilizzare lo slogan elettorale “Yes We Can” di Obama per trasformarlo in “Yes We Cem”. Anche sulla stampa turca sono comparsi dei commenti sulla possibilità che forse un giorno un cittadino di origine turca possa attirare un corpo elettorale ampio come quello di Obama.

Ma non mancano nemmeno delle considerazioni sugli effetti che il nuovo ruolo di Özdemir potrebbe portare in Turchia. Qualcuno, come l’opinionista Cengiz Çandar (Hürriyet, Referans, Radikal) pensa che un’eventuale partecipazione dei Verdi al governo dopo le elezioni del settembre 2009, costituirebbe un forte alleato per l’ingresso della Turchia in Europa e sarebbe un duro colpo per la fazione nazionalista turca che si oppone al suo ingresso nell’Unione.

La giornalista Beril Dedeoglu del quotidiano “Star”, invece, da un punto di vista più disincantato, sottolinea che affinché Özdemir possa operare a favore della Turchia in un tal senso è necessario prima di tutto che si risolvano le discriminazioni contro le minoranze interne al paese.

In generale si resta comunque concordi sull’opinione che il caso di Özdemir possa fare da catalizzatore per la partecipazione di altre minoranze in politica.

Per quanto riguarda la “minoranza” turca in Europa la partecipazione alla politica non è limitata al solo caso di Özdemir. Qui si conta una popolazione complessiva di 5,2 milioni, la cui gran parte è dovuta ai flussi migratori che sono partiti all’inizio degli anni ’60. Allo stato attuale, il 42% circa di questa popolazione possiede la cittadinanza del paese in cui vive.

La Germania, tra i vari paesi europei, ha il primato per quanto riguarda la “presenza turca”. Qui, l’attività politica di quest’ultima sta assumendo un peso sempre più rilevante a partire dalla partecipazione alle amministrazioni comunali e provinciali. Nel parlamento ci sono cinque deputati “Deutschtürke”. L’anno scorso è stato formato anche un forum dei socialisti democratici turchi. Il proposito è quello di far arrivare all’SPD (partito che nelle elezioni del 2005 ha ottenuto il 75% dei voti dell’elettorato tedesco di origine turca, mentre il 9,2% ha votato per i Verdi e il 5% per i Cristiani democratici del cancelliere Angela Merkel) le idee che circolano tra la minoranza turca e rendere più accessibili a quest’ultima le politiche sull’immigrazione del partito.

Altri paesi con “presenze turche” in politica sono l’Olanda dove oltre a diverse partecipazioni a livello comunale, con una lista di sinistra Düzgün Yildirim è diventato il primo senatore di origine turca, Saadet Karabulut è stata eletta deputata parlamentare, Nebahat Albayrak è diventata Segretaria di Stato per la Giustizia nell’attuale governo e candidata sindaco di Rotterdam; la Danimarca dove Fatma Yeliz Öktem e Bünyamin Simsek sono stati candidati deputati del Partito liberale per le ultime elezioni del 2007; il Belgio e l’Austria dove Meryem Almaci e Alev Korun sono entrate rispettivamente a far parte del Consiglio federale di ciascun paese.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione figli di immigrati

permalink | inviato da altralbania il 4/12/2008 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 dicembre 2008

Riflettiamo

Riporto un'articolo di Stella sul Corriere che ci deve far riflettere e pensare a tutti.




I 30 mila bimbi italiani clandestini in Svizzera

Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d'una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l'ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach. Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell’ 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del '9oo.
Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi.
Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l'immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni. Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l'altro l'autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore? Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell'eversione». E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un'altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale». Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento.
L'uno e l'altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell'Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista «Altreitalie» della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d'Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei «passeur» e degli illegali.
Non conoscono storie come quella di Paolo lannillo, che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo. Ma ignorano in particolare, come dicevamo, che la Svizzera ospitò per decenni, decine di migliaia di bambini italiani clandestini. Portati a Berna o Basilea dai loro genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari. Leggi durissime che Schwarzenbach, il leader razzista che scatenò tre referendum contro i nostri emigrati, voleva ancora più infami: «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato peri lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s'ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell'operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l'ex guitto italiano».
Marina Frigerio e Simone Burgherr, due studiosi elvetici, hanno scritto un libro in tedesco intitolato «Versteckte Kinder» (Bambini nascosti) per raccontare la storia di quei nostri figlioletti. Costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Lucia, raccontano Burgherr e la Frigerio, fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato in comune con altre famiglie, per una vita intera: «Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni». Un'altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento.
Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l'ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: «Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo». Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano «orfani di frontiera». Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri., Che oggi hanno l'età di Grimoldi e della Bertolini.
Dicono: la legge è legge. Giusto. Ma qui il principio dei due pesi e delle due misure nella Costituzione non c'è. E la realtà dice che almeno un milione di italiani vivono oggi in condizioni di sovraffollamento nelle sole case popolari senza essere, come è ovvio, colpiti da alcuna sanzione: non si ammanettano i poveri perché sono poveri. A un immigrato regolare e a posto con tutti i documenti che sogna di farsi raggiungere dalla moglie e dai figli esattamente come sognavano i nostri emigrati, la nuova legge chiede invece non solo di dimostrare un reddito di 5.142 euro più altri 2.571 per la moglie e ciascuno dei figli ma di avere a disposizione una casa di un certo tipo. E qui la faccenda varia da regione a regione. In Liguria ad esempio, denuncia l'avvocato Alessandra Ballerini, in prima linea sui diritti degli immigrati, occorre avere una stanza per ogni membro della famiglia con più di 14 anni più un vano supplementare libero (esempio: il salotto) più la cucina e più i servizi igienici. Il che significa che una famiglia composta da padre, madre e quattro figli adolescenti dovrebbe avere una casa con almeno sei stanze. Quanti italiani hanno la possibilità di vivere così? Quando vinse la Coppa dei Campioni, coi soldi dell' ingaggio e del premio per la coppa, Gianni Rivera comprò un appartamento a San Siro.
Il papà e la mamma dormivano nella camera matrimoniale, il fratello nella cameretta e lui in un divano letto in salotto. Se invece che di Alessandria fosse stato di Belgrado, sarebbe stato fuorilegge. Ed era Gianni Rivera. Il campione più amato da un'Italia certo più povera. Ma anche più serena di adesso.




permalink | inviato da altralbania il 3/12/2008 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 dicembre 2008

B&B Berlusconi & Berisha

 


Berlusconi ritorna a Tirana e ritrova il suo amico di sempre, il primo ministro albanese Berisha. Ogni volta che un leader occidentale decide di fare visita al paese delle aquile, si muove tutta la macchina protocollare dello stato albanese per riservare all’ospite il massimo delle attenzioni. Tutto questo lo si fa imprescindibilmente da chi arriva. Abbiamo visto la clamorosa accoglienza calda riservata a Bush junior, uno dei più disastrosi presidenti nella storia degli USA. Però ora che Obama è il presidente eletto tutti sono diventati pro Obama, il mondo della politica albanese è dilettantesco e spesso improvvisato.

Tornando con i pedi per terra vediamo che oltre a pranzare con il premier albanese e il presidente della repubblica, Berlusconi è andata di persona per imporre all’Albania gli investimenti di alcune aziende italiane.

Il gruppo agrigentino Moncada costruirà il più grande impianto eolico mai progettato in Europa (potenza di 500 Mw), a Sud e Sud-Est di Valona e poi anche la linea sottomarina di interconnessione in corrente continua tra la rete di trasmissione italiana e quella albanese che è l’investimento straniero più grosso in Albania, superando 1 miliardo e 200 milioni di euro.

Il gruppo Colacem costruirà un cementifico a ciclo completo nel nord dell'Albania per un valore complessivo di 160 milioni di euro.

L’azienda Todini Costruzioni Generali costruirà invece tratto stradale Levan – Dames per un valore di 33 milioni di euro.

Direi che come pranzo di lavoro in Albania non è niente male e sicuramente si parlerà anche di nucleare, idea cara ad entrambi i presidenti.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi albania berisha

permalink | inviato da altralbania il 1/12/2008 alle 22:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 febbraio 2008

Repubblica di Kosova




Ho vissuto la dichiarazione di indipendenza della repubblica di Kosova mentre ero in Albania.

 

Volevo chiarire , a chi come me sceglie un forum di discussione per scambiarsi opinioni , alcuni punti che mi sembrano molto fumosi.

 

Gli esempi che portate e che vengono citati sono chiaramente esempi non paragonabili alla situazione di Kosova. Paragonarlo alla situazione dei baschi in Spagna oppure della Padania in Italia è pura fantapolitica. Mi ricordo che quando ero a scuola, la professoressa di matematica ci diceva che un chilo di mele non si poteva sommare a un chilo di pere, ecco il paragone potrebbe essere calzante. Non si possono paragonare delle situazioni completamente diverse tra di loro.

 

Durante il regime di Miloscevic (che non rappresenta assolutamente la maggioranza serba) i kossovari sono stati uccisi, torturati e massacrati dalle milizie. Tutti questi fatti sono stati comprovati da missioni internazionali e considerando la situazione al di sopra di ogni tipo di sopportazione è stata presa la decisione di bombardare le postazioni militari del regime.

 

Già questo passaggio rende la situazione di Kosova nettamente diversa da quella degli altri esempi. Non mi risulta che la Nato abbia bombardato l’Italia perché quest’ultima massacrava i padani oppure la Spagna perché massacrava i baschi.

 

L’ex Jugoslavia era uno stato federale composto da moltissime etnie che dopo la caduta del muro di Berlino, naturalmente si è disgregato e non mi risulta che l’indipendenza della Croazia, Bosnia, ecc sia stata concordata con Belgrado; non ho memoria storica di ciò. Vorrei ricordare che la Slovenia oggi è il paese che guida l’Unione Europa, un bel salto per un paese che nel 1991 proclamò l’indipendenza in modo unilaterale andando anche incontro a una guerra durata qualche giorno.

Ritornando alla dichiarazione di indipendenza vorrei ancora invitare, e vedo che nessuno di quelli che scrivono, a leggerla o magari trovare una sorta di riassunto. Si tratta di una indipendenza che mette il neonato stato di fronte a specifiche responsabilità, soprattutto nei confronti della minoranza serba che verrà tutelata nel migliore dei modi.

 

C’è stata grande festa in Kosova e c’è stata anche grande festa in Albania, cercando di dare un valore molto alto al giorno del 17 febbraio. Tutte le persone ragionevoli sanno che questo non è un’ incoronamento ma solamente un’ inizio e che la parte difficile comincia proprio ora.

 

Prima di parlare di dirigenti vorrei ricordare a tutti che il risultato di oggi, anche se in parte, è dovuto anche all’attivismo politico di stampo pacifista dell’ex presidente Rugova (deceduto per cancro). Una figura che ha segnato non solo la storia di Kosova ma quella di tutti i Balcani e oltre.

 

I dirigenti politici di Kosova non sono dei santi e questo lo sappiamo bene tutti; sono spesso anche il prodotto delle forze internazionali che hanno agito durante questi anni in quei territori. Qualcuno ha scritto che dopo il Montenegro (che gode di ottima economia tra le varie cose) Kosova sarà il secondo paese della mafia in Europa. Vorrei ricordare che viviamo in Italia…vi inviterei a leggere alcune sentenze che parlano di rapporti mafia – politica anche dove viviamo, e non sono rapporti frivoli.

 

Non esistono paesi mafiosi oppure popoli mafiosi, esiste la mafia che come ogni altro fenomeno si è semplicemente globbalizzata, forse anche con una capacità di adattamento superiore.

 

Cerchiamo di vedere l’indipendenza di Kosova sotto un altro punto di vista.

Vediamola come un’occasione per i serbi di rompere definitivamente con il proprio passato, con il quale non hanno mai fatto i conti.

Vediamola come un’opportunità per far stare sotto il capello europeo tutte le popolazioni dei Balcani senza sorta di distinzione.

 

In questa situazione era abbastanza scontato che il governo serbo non avrebbe fatto salti di gioia, come non è mai successo neanche nelle precedenti indipendenze dei paesi dell’ex Jugoslavia. Ha reagito come prevedeva il copione dei scenari internazionali in questi casi, richiamando a consultazione i propri ambasciatori e non ritirandogli come qualcuno in modo erroneo sostiene.

 

Stimo molto Massimo d’Alema e penso che abbia riconosciuto Kosova come stato indipendente nel quadro di un’ottica sistemica e coordinata con gli alleati europei e quelli oltreoceano.

 

 

 

 

 





permalink | inviato da altralbania il 27/2/2008 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


28 gennaio 2008

Quanto costa?



Una vacanza a Cepaloni? 300 euro con Mastelcard

Una gita sull’isola di Ischia? 500 euro con Mastelcard

Una nomina interessante? 1000 euro con Mastelcard

 

Far cadere il governo non ha prezzo, per tutto il resto c’è MASTELCARD.




permalink | inviato da altralbania il 28/1/2008 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


16 gennaio 2008

Biano o nero? macchiato grazie..


Sono appena tornato dal cinema e devo dire che non ne sono rimasto entusiasmato del film. Ottima l’interpretazione di Fabio Volo, decisamente migliorate le capacità di recitazione di Ambra, Aïssa Maïga decisamente molto brava (oltre a essere anche estremamente attraente). Il film in sé cerca di affrontare una questione molto complessa e problematica; il razzismo, o comunque le sue sottoespressioni. Proprio per questo motivo possiamo accettare anche una serie di ripetizioni di luoghi comuni; da qui ad aver esagerato il passo è veramente breve. Ad un certo punto, la scena di Bertrand che dal divano bianco del suo bellissimo salotto romano chiama la mamma in Senegal mi ha fatto venire inevitabilmente in mente lo spot messo in onda dalla tv svizzera qualche tempo fa. Il film si è soffermato forse più del dovuto nell’ostentazione di dimostrare che alla fine anche i neri possono essere persone per bene, vestire Armani, guidare una Croma station wagon, avere una bella casa e un bel lavoro. Ribaltare i pregiudizi negativi facendo un’iniezione di status simbol che neanche si sa se siano condivisibili o meno da parte di tutti. La bambina che prende la bambola e la mamma che per essere super corretta le da uno schiaffo in pubblico e scena che ne consegue. La classica scena di tutto il contorno familiare che ricorda a entrambi i protagonisti “moglie buoi dai paesi tuoi” è sottolineato in modo un po’ forzato. La fine del film vorrebbe essere un’ auspicio da parte della regista affinché la società italiana cambi e si possano accettare anche mescolanze, meticci, bastardi (nel senso lerneriano)…da apprezzare comunque lo sforzo.




permalink | inviato da altralbania il 16/1/2008 alle 0:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 gennaio 2008

Autobus monocolore





“l consiglio del VII Municipio di Roma ha approvato a maggioranza una mozione presentata da Rifondazione comunista (votata da Sinistra democratica, più tutto il centro destra, contrario il Pd) in cui si chiede all'assessore comunale alla scuola di valutare la richiesta di tornare a separare i bimbi rom dagli altri bimbi sugli scuolabus, richiesta avanzata da un gruppo di genitori mobilitati dopo un litigio avvenuto tra ragazzini.

L'assessore del Comune Maria Coscia è andata contro la proposta di Rifondazione: "rischiamo di tornare ai tempi di Rosa Parks". I firmatari delle proposta si difendono e spiegano che "l'obiettivo è quello di evitare le liti tra i bambini".

 

Succede a Roma, nella capitale di un paese che vuole essere da faro per tutta la civiltà, in materia di diritti umani. Una delle cose che di solito non mi sono mai piaciute in questi casi sono le maggioranze trasversali, mi rimangono sempre di traverso appunto. In un paese dove quando serve agli interessi del paese le maggioranze miste mancano sempre, ecco che le troviamo quando si tratta di questioni fantapolitiche. Se l’obiettivo è quello di evitare le liti tra i bambini e separiamo una categoria ben precisa ; i bimbi rom, diamo per scontato che sono loro la causa e che tutti gli altri metodi per far stare tra di loro dei bambini sono falliti del tutto. In un paese che non è in grado di far funzionare la raccolta differenziata dei rifiuti si vuole far passare che si può invece fare la raccolta differenziata di cittadini appartenenti a diversi livelli. Quando cominciamo in Italia a chiederci quali siano i veri problemi da affrontare? Sul giornale di oggi c’erano notizie di delitti e violenze commessi all’interno delle famiglie, non da estranei, non da extracomunitari, ma da persone conosciute. Forse sarà il caso di fare qualche comitato affinché le proposte di legge che sono ferme in parlamento vadano a avanti e si arrivi finalmente ad avere un quadro legislativo solido. Usciamo dalla prospettiva per cui alcune componenti definite problematiche della società basta separarle dalle altre per stare tutti più tranquilli..Mi chiedo però come facciamo a definirle quelle problematiche, aspettando che qualche inquilino stermini famiglie di vicini di casa? Aspettando che un figlio uccida un genitore, un genitore il figlio, un marito la moglie e viceversa? Per poi sentire tutti la classica frase : “erano persone normalissime, non riesco a capire come sia potuto succedere”. I problemi forse sono altri e se i bimbi rom sono vivaci, pazienza; non è un buon motivo per fare degli autobus separati.

 




permalink | inviato da altralbania il 13/1/2008 alle 15:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


7 gennaio 2008

Ancora più sporco..




Dopo quello che succede a Napoli si è aperto anche a Tirana la questione dei rifiuti. Il comune (socialista) non ha rinnovato per il momento la convenzione con la ditta specializzata a raccogliere e occuparsi di rifiuti, in quanto il governo centrale (democratico) crea problemi di tipo procedurale che impediscono uno snello processo di raccolta ed elaborazione dell’immondizia. Il mercato della spazzatura aumenterà notevolmente dopo la costruzione del termovalorizzatore (costruito da un’impresa italiana con soldi in parte della cooperazione)  nei pressi della capitale che potrà importare spazzatura da tutta l’Europa. Per il momento la strategia è quella di terrorizzare la popolazione da un’ ipotetico rischio di invasione da rifiuti (portando come esempio quello che succede a Napoli) per far passare come del tutto indolore la costruzione di questo mega inceneritore, dove come al solito lucreranno solamente i clan economici di coloro che sono al potere. Ma sappiamo tutti che si può fare anche riducendo i termovalorizzatori, aumentando la raccolta differenziata, recuperando molti materiali e diffondere un tipo di cultura differente. Però dopo avere esportato la democrazia in più parti del mondo, ora mandiamo Bassoliono a gestire l’emergenza rifiuti a Tirana…





permalink | inviato da altralbania il 7/1/2008 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


4 gennaio 2008

Democrazia americana.



vignetta di http://krypasgame.blogspot.com/

Tutto il mondo ha gli occhi puntati verso gli Stati Uniti d’America. Quest’anno, oltre a essere pari, donna, l’anno del dialogo interculturale sarà anche l’anno in cui la prima potenza mondiale cambia guida. Molto probabilmente vinceranno di democratici, e i primi risultati di oggi mettono Barack Obama in pole position. La favorita Hillary, ex first lady di Bill Clinton sembra non aver ricevuto tutti i consensi previsti dai sondaggi, almeno in questa fase iniziale. In questi giorni tutti hanno analizzato il voto statunitense in chiave di categorie di popolazione, come se il popolo sovrano fosse solamente un mercato con bisogni diversificati. Cito qualche frase:

“Hillary punta sul voto delle donne, si dice che negli Stati Uniti il numero delle donne single o divorziate/separate sia sempre in aumento”.

“Obama punta sul voto della comunità nera, molto numerosa a causa del più alto tasso di natalità rispetto ai bianchi”.

“Bloomeberg impara lo spagnolo mentre va al lavoro da sindaco, perché vuole tenere comizi alla popolazione ispanica in lingua madre, considerato che gli spagnoli si stanno affermando come forte componente linguistico/culturale è importantissimo avere i loro voti..”

Dove sono finiti i cittadini? Sembra che il sistema democratico sia diventato un grande mercato con i sondaggi che fanno le proiezioni di mercato, gli elettori che votano i titoli più convenienti in borsa, e gruppi di potere che gestiscono il tutto…




permalink | inviato da altralbania il 4/1/2008 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


2 gennaio 2008

Delocalizziamo la monnezza



Cosa succede in Italia appena si parla di inceneritori, tunnel, tramvie, centrali termoelettriche, aeroporti? Viene giù il mondo e le proteste dei residenti nei luoghi interessati arrivano a bloccare tutto con un potere ricattatorio spesso spropositato. Allora cosa facciamo?

Delocalizziamo la monnezza. A Tirana, molto vicino a centri abitati, un’ATI italiana ha costruito un progetto di realizzazione di un termovalorizzatore, destinato a produrre energia elettrica. La messa in opera del progetto di "gestione dei rifiuti urbani di Tirana” mira a ridurre il rischio per la salute e l`ambiente,derivante da un'amministrazione inadeguata del sistema di accumulazione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e così migliorare la qualità di vita della popolazione. Tuttavia, rappresenta anche una delle prime misure volte a consentire al territorio albanese di ricevere la raccolta di ingenti quantità di rifiuti proveniente dall'Europa - e in particolar modo dall'Italia - che saranno poi bruciati all'interno di un termovalorizzatore. In toni molto meno diplomatici e più realistici stiamo delocalizzando la spazzatura, quella che viene prodotta in Campania e nel resto dell’Italia. Dimenticavo, questo processo si chiama COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO.




permalink | inviato da altralbania il 2/1/2008 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


1 gennaio 2008

Auguri..








permalink | inviato da altralbania il 1/1/2008 alle 0:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


31 dicembre 2007

Il dito più veloce




Vince il dito più veloce.

E questa una delle frasi spesso ripetute nel programma “Chi vuol essere milionario” di canale 5. Uno dei tanti programmi televisivi, in questo caso di fama mondiale ma seguito da altri simili originali italiani, che distribuiscono soldi con o senza domande, che ultimamente sono sempre di più nella tv italiana. Sono un insieme di quiz e chiacchiere inutili, che hanno anche generalmente un alto livello d’ascolto.
Sono dei programmi che fanno parte di una TV trash e di basso livello che purtroppo e quello che piace ad una buona parte dei telespettatori italiani, e mi dispiace a dire che riflette le richieste di una società italiana in calo dal punto di vista culturale.
Sembrerebbe normale, anche se triste, che anche il modo di definire chi potrebbe entrare di fare parte di questa società passi attraverso lo stesso sistema.
Infatti è stato scelto lo stesso modo come al chi vuol essere milionario, per selezionare le persone che secondo le quote annuali possono “entrare” per lavorare in Italia. Le domande si presentano on line e il criterio è il tempo d’inserimento della domanda. Vince il dito più veloce.
Dico entrare tra parentesi perché di fatto non sono solo in Italia ma in grande parte lavorano anche gia in nero. Fanno parte del mondo del lavoro immerso italiano che purtroppo grazie anche a certe scelte politiche e non applicazione della legge non solo esiste ma si alimenta sempre.
Il sistema applicato quest’anno e stato anche piaciuto da tanti perchè evita le file davanti a uffici e continua in un certo modo a spostare tutto nel mondo virtuale. (salvo Bolzano dove con la scusa del bilinguismo non si è perso un'altra possibilità per fare vedere che siamo autonomi ?
Che tristezza!!!!
Mi sembra di aver sognato una pubblicità di Jerry Scotti con un permesso di soggiorni bianco in mano dice: Sei un extracomunitario clandestino, hai un lavoro in nero e vuoi diventare l’intestatario di questo permesso, vuoi diventare un immigrato regolare come tanti altri? Entra nel sito del ministero degli interni e gioca con noi al “Dito più veloce”. L’ultimo gioco che la politica italiana ha prodotto per i clandestini sognatori come te. Affrettati ad allenarti il gioco incomincia il 15 dicembre alle 8 di mattina. Non dimenticare – devi fingere di non essere in Italia. Non è difficile tutto il gioco si svolge nel mondo virtuale

In un altro quasi sogno della mia mente, che non riesce ad dividere la realtà dalla fantasia, vedo un'altra pubblicità dove insieme a tanti corsi in aiuto agli immigrati con dei finanziamenti nazionali e europei, si pubblicizza un corso di inserimento veloce dati in internet. Con lo scopo di lottare contro la clandestinità. Vieni nel nostro corso. Con noi puoi imparare come guadagnare dei minuti e secondi decisivi per il tuo futuro.
Sembrerebbe una cosa napoletana ma io lo sogno a Bolzano – sarà perchè vivo qui o perchè i soldi sono tanti e passano anche tanti corsi inutili? Chi sa?
Comunque torniamo alla realtà e nei fatti:
In poche ore di tre giorni per i 170.000 posti sono stati inseriti oltre 650.000 richieste. E visto che si possono inserire domande fino a maggio e che sicuramente non tutti quelli che vorrebbero mettersi in regola sono riusciti a trovare subito un vero o finto datore di lavoro che accetta di fare la domanda sarà penso vicino al milione il numero dei clandestini, che lavorano in nero e che mi auguro in buona parte facciano domande. Avendo una speranza hai una ragione in più per sopportare le sofferenze e lo stress della clandestinità,
Il dito più veloce si sa gia, risulta quello di un cinese alle 8.00 un secondo e 134 millesimi del primo giorno. Poi un altro fortunato….. e poi un altro….. 655000…..
Cosa succederà ora???
In tanto, come spesso succede in Italia si aspetta….. si aspetta e si spera. Poi ad un certo punto verso inizio estate inizieranno ad arrivare le prime risposte. Ed i poveri fortunati con i soldi mesi a parte durante questi ultimi mesi programmano il viaggio.
Preso il nulla-osta inizia un altro calvario non meno problematico….
Come fare per uscire dall’Italia senza prendere l’espulsione?
Come mantenere il posto di lavoro in nero nel frattempo?
Come fare per ottenere il visto nell’Ambasciata Italiana?
Prendo un paio di regali per la famiglia o risparmio i soldi che magari mi tocca pagare per arrivare all’ambasciata ed ottenere il visto?
Meglio di no che porta sfortuna ?…. ma la mamma che non vedo da tre anni aspetta qualcosa ?

Ma parliamo anche di quelli meno fortunati….
Con calma ma ci sarà anche qualche risposta negativa e le associazioni che aiutano gli stranieri che incominciano a studiare i punti deboli del decreto flussi e consigliare ricorsi su ricorsi.
Incominciano poi insieme ai sindacati e patronati a fare pressione sul governo per per avere un aumento della quota annuale. E cosi piano piano, se il governo di sinistra dura ancora, verso la fine dell’ anno prossimo o magari insieme alle quote del 2009 una soluzione si troverà per tutti.
E uno ottimista magari dice…. Va bene cosi non ci sono più clandestini…
Sbagliato – non tutti ce l’hanno fatto a fare la richiesta…..a qualcuno manca una carta indispensabile….a qualcuna nel frattempo e morta la persona che accudiva….un altro ha preso gia un folio di via…. Un altro ancora non ce l’ha fatto a rinnovare….
E soprattutto nel frattempo, sapendo che prima o poi in Italia un modo per regolarizzarci si trova sono arrivati altri immigrati irregolari nel loro posto. Il lavoro in nero e poco pagato si trova facilmente.
E la storia si ripete…..
E la destra si lamenta di illegalità, la lega e i suoi balordi si agita, la sinistra li chiama razzisti e programma un'altra proposta di gioco da capo. E la chiesa prega perchè si trovi la soluzione migliore
Cari politici e amministratori, cari storici e psicologi e sociologi e pseudo-tecnici della legislazione. in aiuto della politica. Smettetela di fare statistica e ricerca inutile. Non ce bisogno di sforzare il cervello per trovare il metodo migliore.
I metodi che funzionano sono gia provate. Sono tanti i paesi con esperienza nel controllo dell’immigrazione che selezionano quelli che entrano per lavorare. USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda….
Basta studiare le loro leggi e regolamenti, vedere come fanno da anni e scegliere magari i lati migliori dei criteri usati e metodi di’integrazione.

Essendo stato in questi 15 anni che vivo in Italia sempre in contatto con queste problematiche, avendo provato sulla pelle la clandestinità posso garantirvi che finche ci saranno guerre e miseria nel mondo ci saranno sempre irregolari e clandestini, ma se ce la speranza di regolarizzarci e il lavoro nero per sopravvivere ci saranno 10 volte di più.
E allora l’unico modo che secondo il mio parere funzionerebbe e seguire due vie:
1. Scoraggiare quelli che pensano di regolarizzassi in Italia – fare l’unico punto d’applicazione le ambasciate (che serve forzarli e renderli meno corrotte) e di persona – cioè essendo fuori dall’Italia . E i criteri devono essere non la capacita del dito, della mano e delle gambe, ma la formazione professionale adatta alle richieste del mercato di lavoro italiano. (Potrebbe anche funzionare in contemporanea ed a numeri limitati il metodo dello sponsor. Cioè del garante della persona che arriva in cerca di lavoro)
2. Lottare contro il lavoro nero – che è la fonte del mantenimento dei clandestini una volta che sono in Italia.
Magari mi sbaglio…. Comunque ho ragionato… mi sembra quasi che chi dovrebbe non fa neanche questo.

Armand Caku, Bolzano
mandibz@email.it




permalink | inviato da altralbania il 31/12/2007 alle 13:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 dicembre 2007

Voti? Vorrei ma non posso....


La rappresentanza politica degli stranieri è sempre stata una patata bollente che nessuno ha voluto prendere la briga di affrontare in modo serio. Forse perché è proprio il presupposto della prima frase leggermente poco chiaro e leggibile; uno che vive e paga tasse e tributi da più di 7/8 anni è ancora uno straniero?

Come tutte le persone, anche coloro che non portano un passaporto italiano, hanno bisogno di esprimere un loro modesto parere sulla gestione della vita pubblica della città e del paese in cui vivono. Sono sempre stato contrario a forme surrogate di rappresentanza che in questi anni sono proliferati in tutto il territorio nazionale, con scarsissimi risultati. Ritengo che la democrazia e la partecipazione alla gestione della res pubblica non si possano dare sotto forma di mini assaggino. Il gioco democratico affinché funzioni ha bisogno di regole chiare e semplici; quindi anche coloro che non sono italiani pretendono semplicemente chiarezza e certezza e non certo mancanza di severità. Mi è sempre piaciuto vivere in un paese dove l’unico comune denominatore di tutti fosse L’ESSERE UMANO nella pienezza della sua dignità. Per questo motivo non mi sono mai piaciute le forme associative nazionali, corporativistiche, regionali e quant’altro che fosse identificabile in una e una soltanto categoria di persone. Se una democrazia non gode di buona salute assistiamo alla nascita di formazioni politiche e associative del tipo : “ partito del sud”, “partito del nord”, “partito dei pensionati”, “partito delle casalinghe”, “partito degli scontenti” e via di questo passo. In questa galassia si inserisce anche uno dei partiti nuovi che sono nati nel panorama italiano; IL PARTITO DEGLI STRANIERI IN ITALIA, si fa chiamare anche il partito dei nuovi italiani. Ritengo che questa possa essere considerata come una sconfitta per tutti coloro che in Italia e ovunque cerchino di creare un mondo diverso, dove ci unisca il fatto di essere cittadini. Il governo, ma più in generale il paese, non ha mai avuto il coraggio di fare una riforma profonda della legge sulla cittadinanza e del diritto di voto alle amministrative per coloro che in questo paese ci vivono da un congruo numero di anni. Nello stesso tempo, la classe politica  non ha saputo accogliere al suo interno potenzialità di persone che non fanno di cognome Rossi o Bianchi. Avere qualche straniero sparso in giro a occuparsi di immigrazione non vuol dire avere integrato nella vita di partito alcuni “non italiani”; si tratta semplicemente di una foglia di fico che copre un’arretratezza di una classe politica vecchia dentro. Far partecipare anche gli stranieri alle primarie del partito democratico, senza però introdurre il voto di preferenza, è un po’ come far candidare un’ italiano in Germania e pretendere che i tedeschi lo votino perché fa parte di un listone…Bisogna avere coraggio e smetterla di recitare il ruolo di Robinson e Venerdì in una specie di farsa che si autoalimenta in continuazione con tanti stranieri che salgono “acclamati” nei palcoscenici dell’ipocrisia. Vogliamo vivere in un’Italia in cui ogni nazionalità si fa un partito? Vogliamo che le strutture sociali di questo paese rimangano sempre vecchie nei comportamenti, mentalità e azioni?





permalink | inviato da altralbania il 29/12/2007 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


29 dicembre 2007

Pirati della strada autoctoni



Sotto la notizia di due tragici eventi, esemplificativi della carneficina che ogni giorni si consuma sulle strade italiane.  A voi ogni paragone ed eventuale considerazione in merito....su linguaggio usato, terminologia, stile e contenuti....

BERGAMO - Tre persone, padre, madre e la loro figlia di 10 anni sono morte in un incidente stradale accaduto a Grumello del Monte (Bergamo). La loro auto, una Fiat Punto, è stata investita da un suv Grande Cherokee guidato da un conducente ubriaco……..Illeso invece il conducente del fuori-strada, un trentaduenne di Grumello del Monte che, una volta sottoposto al test per l'alcool in caserma dai carabinieri, è risultato positivo perchè aveva una percentuale di alcool superiore a quella tollerata per legge.
Ora è indagato a piede libero con l'accusa di omicidio colposo plurimo, mentre la patente gli è stata immediatamente ritirata.



APPIGNANO (Ascoli Piceno) - Un giovane Rom, di 22 anni, Marco Ahmetovic, alla guida di un furgone ha falciato la notte scorsa cinque ragazzi tra i 16 e i 19 anni: quattro sono morti mentre uno è stato operato e si trova in ospedale in gravi condizioni….. ARRESTATO E PIANTONATO IN OSPEDALE - Il Rom si trova ora piantonato in ospedale a Ascoli Piceno, dove è stato ricoverato per le lesioni riportate a sua volta nell'incidente…..









permalink | inviato da altralbania il 29/12/2007 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 dicembre 2007

Sicurezza, immigrazione e dintorni


Il governo ha approvato all’unanimità il nuovo decreto sicurezza che prevede la possibilità di espulsione anche di cittadini comunitari se quest’ultimi rappresentano  “motivi imperanti di pubblica sicurezza" o che siano sospettati di terrorismo. L’unanimità è stata raggiunta anche grazie a una promessa del governo di portare avanti la modifica delle Bossi – Fini e la sua sostituzione con la Amato – Ferrero. Il merito va comunque al ministro della solidarietà sociale che ha fatto capire di essere veramente interessato alla legge sull’immigrazione, che insieme a quella sulla cittadinanza, sono il cardine del vero cambiamento.




permalink | inviato da altralbania il 29/12/2007 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 dicembre 2007

Kosovo

 




Spesso viene definita dalla stampa italiana ( e non solo) come la provincia serba con la maggioranza della popolazione di etnia albanese. È il Kosovo. Il 26 di questo mese il parlamento serbo ha approvato un documento che prevede una sorta di congelamento pro tempore dei rapporti con Stati Uniti, l’Unione Europea e la Nato. In questo modo la Serbia ha cominciato la sua offensiva politico/diplomatica facendo credere che può anche rinunciare all’adesione all’Unione Europea pur di mantenere la presunta integrità territoriale della Serbia (che secondo Belgrado è Kosovo inclusa), cito : “gli accordi internazionali che la Serbia firma, compreso l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue, devono tener conto del mantenimento della sovranità e dell'integrità territoriale del Paese”. Il parlamento e il governo albanese fanno un supporto all’indipendenza seminando però dichiarazioni in linea con l’Unione Europea e gli Stati Uniti, dimostrando cosi una “quasi maturità” politica a livello internazionale. Torniamo a quello che la politica italiana sta facendo in questi giorni. In parlamento l’ON. Giancarlo Giorgetti cita il generale Mini che dice le seguenti parole : “il Kosovo non si è né liberato né autodeterminato: è stato solo miracolato da una guerra scatenata da potenze esterne che ha determinato un cambiamento di equilibrio nei poteri interni di uno Stato sovrano. Se l'intervento umanitario era già discutibile per la mancanza di un via libera da parte del Consiglio di sicurezza, esso non può arrivare a determinare un cambiamento dello status giuridico del Paese, altrimenti sarebbe un intervento totalmente illecito alla luce del diritto internazionale”. La Lega Nord, forza politica che chiede e paventa di continuo una secessione da Roma ladrona, è quindi nettamente contraria all’indipendenza del Kosovo. Non capisco molto bene il discorso del generale e mi alcune parti mi sembrano degli ossimori logici (miracolato da una guerra scatenata da potenze esterne); quando parla di poteri interni a uno stato sovrano vorrei ricordare che si tratta di un esercito che stava sterminando una popolazione inerme, non so se ci poteva essere un’ equilibrio in una situazione di quel tipo. Torniamo alla seduta parlamentare del 26 novembre alla Camera dei Deputati. Dopo Giorgetti, anche Leoluca Orlando (Italia dei valori) condivide a pieno quello che il collega leghista ha confermato prima di lui. Marcenaro del PD afferma : “Non vi è dubbio che in Kosovo rimane una situazione nella quale il potere politico è fortemente intrecciato con elementi di malavita e di corruzione, configurandosi, quindi, una situazione che, anche da questo punto di vista, costituisce una minaccia potenziale per l'Europa e - nell'Europa - in particolare per un Paese come il nostro”. Tempo fa un amico russo mi ha detto testualmente le stesse parole per quanto riguarda l’Italia, riferendosi a Tangentopoli, dove potere politico italiano e malavita erano legati in modo molto stretto ai massimi livelli. Segue D’Elia (discusso segretario della presidenza della Camera) che condivide anche lui le posizioni della Lega. Segue intervento del palestinese Ali Rachid Khalil, eletto nelle file di Rifondazione Comunista, anche lui favorevole al parere espresso in modo articolato da Giorgetti della Lega. Quanta forza avrà però la politica italiana di respingere una presa di posizione netta degli States a favore dell’indipendenza?

Poi mi chiedo il perché di un bombardamento Nato partito proprio dalle basi italiane per fermare un genocidio messo in atto da un governo legittimo contro una minoranza del paese, se le cose dovevano rimanere più o meno come prima.

Ritengo invece che alla luce di tutti gli sviluppi della vicenda l’indipendenza, con tutti i correttivi, monitoraggi, accompagnamenti e le tutele necessarie sia l’unica strada percorribile.




permalink | inviato da altralbania il 28/12/2007 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 dicembre 2007

Bambino clandestino..



“…Riconoscendo che il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione….

….In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella Società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà…”

Cita cosi una parte della convenzione sui diritti del fanciullo che  è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L'Italia ha ratificato la Convenzione il 27 maggio 1991 con la legge n. 176. I bambini, fanciulli come li chiama la convenzione, sono il futuro del paese, sono i semi dai quali germoglieranno le donne e gli uomini di domani. L’Italia è una paese all’avanguardia e combatte battaglie di civiltà importanti, ultima ma non in ordine di importanza quella sulla pena di morte; storico risultato. Ma non ci chiediamo all’interno; a che cosa condanniamo un bambino, figlio di immigrati sprovvisti di un permesso di soggiorno, se non lo iscriviamo ad una scuola materna? Forse il fanciullo a 3 o 4 anni ha chiaro il concetto di clandestino? Deve subire colpe che non sono assolutamente sue? Sono una serie di domande molto semplici alle quali però non posso assolutamente accettare risposte in burocratese stretto perché qui si tratta di bambini e il politichese è bene che se ne stia alla larga.  Viviamo nel paese dove ogni giorno si levano cori di protesta in difesa della famiglia, dei valori legati ad essa e della vita in sé…qui ci troviamo invece alla dimostrazione di come queste “teorie” o “credenze” si mettono in atto da parte di un’amministrazione. Sento parlare di intercultura, integrazione, legalità, rispetto delle regole e automaticamente (per citare Crozza) mi sfugge la relazione. Se l’Italia del futuro si pensa di farla crescere in questo modo non dobbiamo stupirci poi se Fisher fa un altro diagnosi sul NYT.





permalink | inviato da altralbania il 27/12/2007 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 luglio 2007

'O Presidente




Ci risiamo. La classe politica albanese si sta concedendo il lusso di mantenere il paese in uno stallo politico e forse anche di mandarlo alle elezioni anticipate. Questa volta la causa è la scelta del presidente della repubblica, considerato che il mandato del presidente attuale Moisiu scade a giorni. Il partito democratico, con qualche ombra, ha candidato Bamir Topi, vice presidente dello stesso partito. La sua figura risulta essere tra quelle più quotate a livello di popolarità tra la popolazione, forse perché non è mai stato in posti di governo….Il candidato della sinistra è stato Fatos Nano (ex premier e capo del partito ora guidato da Edi Rama). Quest’ultimo dopo un balletto durato qualche mese ha raccolta le 20 firme necessarie all’interno del parlamento per poter depositare la sua candidatura. Più volte è stato cercato il dialogo tra i diversi partiti e alla fine si sono anche riuniti attorno a un tavolo i leader di 6 partiti politici, rispettivamente 3 di maggioranza e 3 di opposizione, facendo incontrare cosi anche se non da soli Rama e Berisha. Il primo ministro ha messo tra le condizioni per poter arrivare ad un nome presidenziale consensuale, la modifica della costituzione per poter avere potere di rimozione del procuratore generale della repubblica, a lui ostile. Qui c’è stata la spaccatura e il primo round di votazioni per il presidente si è svolto con l’assenza totale dell’opposizione dai banchi del parlamento…I partiti hanno tempo fino al 24 di luglio, termine entro il quale va eletto il nuovo presidente, altrimenti il paese va direttamente a elezioni anticipate..




permalink | inviato da altralbania il 9/7/2007 alle 17:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa


18 giugno 2007

Ma quanto mi costi BUSH??




Sembra che siano arrivati i primi conti. La visita di sole 7 ore in Albania del presidente degli USA è costato quasi un milione di dollari, se la matematica non è un’opinione 1 ora di Bush costa più di 100.000 dollari. Niente male……


 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. bush spesa pubblica

permalink | inviato da altralbania il 18/6/2007 alle 2:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 giugno 2007

Tutti pazzi per George .W .Bush




 

 

Il quasi più contestato di tutti i presidenti della storia degli USA, George. w. Bush dopo aver visitato l’Italia, bloccato il traffico per due giorni, aver chiuso Trastevere, aver fatto dimettere il senatore Selva, e dopo aver scatenato la guerriglia urbana nel centro di Roma (precedentemente anche in tutte le altre città europee dove era stato in visita) si è diretto con il suo Air Force One alla volta dell’Albania. Beh, che dire, qui i preparativi sono stati oserei dire quasi faraonici. D’altronde non si poteva accogliere la guida del pianeta in un modo diverso. Il premier Berisha ha fatto rinnovare tutto l’edificio del governo, facciate nuove, mobili nuovi, giardini nuovi, persone nuove a volte, tutto chiaramente pagato con le tasse dei contribuenti albanesi che erano di comprovata felicità per questo utilissimo investimento per il bene del paese. Il nostro rapporto con gli Stati Uniti è di comprovata stima non sempre reciproca. Chiaramente non ci può essere reciprocità tra un gigante e un’ape, però dalla nostra parte c’è stata la totale disponibilità nei confronti del colosso mondiale. L’ambasciata statunitense a Tirana fa da sempre il bello e il brutto tempo nella politica albanese e tutti i leader vedono in quell’edificio il posto con il quale devono fare i conti. Facciamo una rapida cronistoria del nostro piccolo aiuto all’Impero Statunitense:

 

-         L’Albania manda soldati in Afghanistan a fianco delle altre truppe occidentali.

-         L’Albania manda soldati in Iraq e dà sostegno totale alle truppe stranieri presenti nel paese. Essendo l’Albania un membro della conferenza dei paesi islamici (adesione avvenuta durante il primo mandato presidenziale di Berisha) è molto apprezzata la presenza dei nostri soldati in quanto “dimostra” che non si sta combattendo contro l’Islam ma solamente per abbattere un regime.

-         L’Albania manda messaggi continui (per quanto possano contare) di solidarietà alla “guerra globale del terrore” e tutti i partiti sono unanimi su questa posizione (Il PS (partito socialista) fa parte del PSE ma se ne frega della linea europea).

-         Nel 2006 l’Albania è l’unico paese al mondo che risponde agli statunitensi in modo positivo per accogliere 5 ex prigionieri di Guantanamo risultati innocenti alle accuse. Tra questi ci sono 4 cinesi appartenenti ad una minoranza che il governo di Pecchino definisce terroristi e quindi scatta la crisi diplomatica Pecchino – Tirana. Il nostro viceministro dell’economia in visita in Cina in quei giorni viene rimandato a casa con molto garbo diplomatico. Attualmente i 5 sono ancora al neonato centro per i richiedenti asilo a Tirana.  

-         L’Albania, dopo le indagini delle commissione europea sulle extraordinary redentions risulta tra i paesi che ha messo a disposizione il suo spazio aereo e territoriale per qualsiasi attività di intelligence degli USA (questa non era una novità per la maggior parte di noi).

-         Nella maggior parte delle istituzioni albanesi ci sono solitamente le seguenti bandiere : albanese (ovviamente), europea (come auspicio penso) e statunitense (ancora non ne ho capito il motivo).

 

Bene. Avere per la prima volta un presidente degli USA a casa non ha prezzo, per tutto il resto invece c’è MASTERCARD (leggi tasse degli albanesi). L’accoglienza riservata è stata quasi trionfale e le persone che nella maggior parte dei casi sono disoccupati hanno accolto come un salvatore questo paladino della democrazia (cosi viene descritto). La sua visita è stata preceduta da una ripulizia della città che sicuramente non guasta, sono stati tolti i manifesti elettorali che risalivano a un’ anno fa. Per fare ciò è sceso in campo l’esercito e l’operazione è durata 48 ore. Il governo ha prodotto e mandato in onda tutta la settimana prima uno spot pubblicitario in cui si annunciava la visita. A tutti sono stati distribuiti gratuitamente bandiere a stelle e strisce e capelli a cilindro stile zio Sam… Io mi chiedo, chi paga?a quale scopo?.....

A Fushe Kruje la security statunitense ha fatto entrare il presidente tra la folla, facendoli cadere anche un’ orologio , che i più maliziosi hanno detto che li è stato rubato JJ, ritrovato poco dopo per terra. Un’azione di questo tipo sarebbe impensabile in ogni altro paese. Vi immaginate Bush che va a incontrare il popolo a Roma?

Quale è stato il tornaconto per gli albanesi?

  • Il presidente Bush ha dato pieno appoggio all’ingresso dell’Albania nella Nato (il nostro paese ha un’ esercito quasi inesistente), il che porta per noi oneri e responsabilità benefici non cosi visibili.
  • Bush ha detto che ci deve essere un Kossovo indipendente. I politici albanesi hanno voluto vendere questa come una conquista del loby che è stata fatta ed è stata incoronata dalla visita del presidente USA a Tirana. Nessuno ha sottolineato le congiunture internazionali che vedono contrapposti USA e RUSSIA su diverse questioni (scudo missilistico, situazione medio orientale, Iran e varie altre questioni) e non si fa altro che negoziare delle cose tra di loro. Gli stati uniti trovano un’ accordo sui missili, chiudono un’ occhio sul rispetto dei diritti umani e della democrazia in Russia e in cambio chiedono l’indipendenza della provincia albanese.
  • Per ultimo dopo due giorni dalla visita di Bush ci sarà una volta la settimana un volo diretto che collegherà Tirana con NY.

 

 Beh, niente male come investimento….., l’Albania muore dalla voglia di servire i potenti e l’impero in generale. Come succedeva anche nell’antico impero romano, i territori più a margine hanno da sempre cercato di compiacere i potenti…….dimenticandosi quasi sistematicamente che :

  • forse la disoccupazione in Albania è alle stelle
  • forse il PIL diminuirebbe drasticamente se non ci fossero le rimesse degli immigrati.
  • Forse c’è bisogno di investire nell’istruzione pubblica.
  • Forse c’è bisogno di intervenire nel sistema sanitario per far diminuire l’indice di mortalità infantile e il livello di cura minima garantita.
  • Forse c’è bisogno di diminuire l’indice della corruzione (siamo ai primi posti al mondo).
  • Forse c’è bisogno di cambiare legge elettorale…
  • Forse…forse…..forse….

 

 

E allora mi va bene il protocollo, però non dimentichiamoci di tutto il resto….

 




permalink | inviato da il 13/6/2007 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


15 maggio 2007

Il dirottatore albanese





Scorrendo con il telcomando della televisione mi sono fermato all’improvviso su rete 4 mentre Emilio Fede dava la brutta notizia che un’autobus era stato preso in ostaggio. Contrariamente a quanto faccio di solito (girare canale quando c’è il TG4) mi sonon fermato un’attimo per capire meglio cosa stesse succedendo. Ebbene dopo qualche secondo ecco che spunta fuori che “i sequestratori”, “terroristi”, almeno sicuramente armati dalle prime ricostruzioni della Polizia erano albanesi. Almeno due di loro, quelli caturati(la foto di uno avete la possibilità di vederla grazie al sito di repubblica.it). Sono molto curioso di capire meglio le dinamiche di questa brutta storia dai contorni non molto chiari.




permalink | inviato da il 15/5/2007 alle 20:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 marzo 2006

Quando comentare diventa superfluo!!!

ROMA - "Noi vogliamo un'Italia che non diventi un paese plurietnico, pluriculturale, siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni".

Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risposto oggi, nel corso di Radio Anch'io, ad un ascoltatore sul tema dell'immigrazione.

Noi, ha spiegato il premier, "vogliamo aprire agli stranieri che fuggono da paesi dove sono sottoposti a pericoli per la loro vita o per la loro libertà, questo è un nostro obbligo e quelli li accogliamo, così come accogliamo quegli stranieri che vengono qui per lavorare, ma non vogliamo tutti quelli che vengono qui per portare danno e pericolo ai cittadini italiani".
Inoltre, ha aggiunto Berlusconi "vogliamo che questi stranieri che qui rimangono si adeguino alle nostre leggi, al nostro modo di vivere".




permalink | inviato da il 28/3/2006 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


10 marzo 2006

Religione nelle scuole

La neo formata Consulta Islamica fortemente voluta dal ministro Pisanu è diventata operativa e sta facendo discutere l’opinione pubblica su alcune questioni riguardanti l’islam italiano. Una delle proposte più discutibili venuta dall’UCOII a mio parere è quella dell’insegnamento dell’ora di islam nelle scuole pubbliche. Penso che non si proponibile una cosa di questo tipo per alcuni motivi. Prima di tutto se ciò si facesse con l’islam bisognerebbe farlo anche con gli altri credi religiosi. È stato detto anche che si potrebbe fare nelle scuole con almeno 100 alunni di religione islamica. Anche questo è un ragionamento che non regge. Forse sarebbe meglio che nelle scuole la religione fosse presente ma sotto forma di “storia delle religioni”, con il dovuto spazio a ciascun credo. Questo eviterebbe strumentalizzazioni e attriti tra le varie comunità e nello stesso tempo darebbe più forza ad una concezione laica dello stato. In questo modo si potrebbero creare i presuposti di una convivenca pacifica che senza voler cambiare l'identità di nessuno cerca di trovare e valorizzare i punti in comune.




permalink | inviato da il 10/3/2006 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 febbraio 2006


Immigrazione=Criminalità?????



Tra poco ci saranno le elezioni politiche in Italia e in piena campagna elettorale ogni mossa vuol dire spostamento di voti. L’altra sera guardavo uno spezzone di “Porta a Porta”, il salotto dove si forma l’opinione pubblica di una buona parte della popolazione italiana.Presenti davanti alle telecamere, per par condicio, c’erano Franceschini e Diliberto per l’Unione e dall’altra parte La Russa (An) insieme a uno della Lega (i loro nomi mi sfuggono sempre, non riesco ad abbinarli alla parola POLITICO). Inevitabilmente hanno parlato anche di sicurezza, e di conseguenza di immigrazione. Ormai il binomio è diventato un classico in tutti i media (con rarissime eccezioni di lucidità giornalistica di alcuni giornali di nicchia). Il confronto è stato caratterizzato dalla dimostrazione di come la legge Bossi – Fini (altro binomio quasi impossibile) non è per niente conosciuto e vuole essere venduta all’elettorato per quello che non è. Un italiano medio(nel senso che ignora la problematica dell’immigrazione nelle sue diverse sfaccettature) tutto capiva tranne la vera natura della legge.

Nessuno nomina mai la politica di ostruzionismo che la Farnesina, attraverso le ambasciate e i consolati sparsi per il mondo, sta attuando da tempo per limitare o rendere comunque difficili i ricongiungimenti naturali. Quel diritto sacrosanto all’unità familiare che tutti invocano e che viene calpestato quotidianamente da qualcuno che all’estero rappresenta l’Italia.

 Nessuno sottolinea il fatto che bisogna essere figli unici (in sostanza)  per poter portare in Italia i propri genitori. Ma forse per La Russa loro non fanno parte dei parenti stretti????

Nessuno mette con il giusto peso in evidenza la condizione di precarizzazione del lavoratore straniero, che non è dovuto alle forme contrattuali ma bensì al fatto che non ha un titolo stabile di soggiorno e quindi soggetto a ogni forma di sfruttamento ed abuso.

Spero che la nuova maggioranza che siederà sui banchi di Montecitorio e palazzo Madama ( e auspico che non sia quella attuale) tenga conto di queste cose e metta in pratica quello che teoricamente è previsto dal corposo programma firmato pochi giorni fa.




permalink | inviato da il 22/2/2006 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


22 dicembre 2005

A LUME DI CANDELA


Da settembre l’Albania è entrata in una delle sue crisi energetiche peggiori degli ultimi anni. L’inizio coincide esattamente con la fine delle elezioni politiche e l’insediamento del governo Berisha. Sicuramente sarebbe molto ingenuo sostenere che il nuovo governo ha causato questo per sua inesperienza e inefficienza. Le ragioni sono molteplici e possiamo partire da quelle più banali. Come ogni tornata elettorale che si rispetti in Albania (e non solo) i politici sono molto magnanimi. Infatti, anche stavolta durante quasi tutta la campagna elettorale che è iniziata in primavera l’energia elettrica mancava molto di rado e tutti si erano quasi convinti che sarebbe proseguito cosi. In realtà il governo Nano dell’epoca non ha fatto altro che sprecare e non razionalizzare le risorse a disposizione. Però c’è da rilevare un altro fatto più importante: la mancanza di politiche serie in questo campo negli ultimi 15 anni. Tutti i governi (sottolineo tutti) sono stati molto preoccupati a gestire affari di tipo quasi personale, occuparsi di appalti, pseudo - conflitti di interessi e cosi via. Nessuno ha mai attuato un potenziamento e un rimodernamento della rete di distribuzione della corrente elettrica oppure una seria politica di liberalizzazione del mercato in questo campo. Se la situazione continua a rimanere in uno stato di stallo il paese ne risentirà in modo rilevante a livello economico. Già da ora le camere di commercio hanno lanciato l’sos per le piccole – medie imprese, che stanno andando verso il fallimento. Sicuramente non è questo il clima migliore per favorire investimenti di capitale sia albanesi sia stranieri.




permalink | inviato da il 22/12/2005 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


19 ottobre 2005

Primarie multietniche

Dopo tanto tempo in Italia agli stranieri viene data la possibilità di poter votare per scegliere chi sarà il futuro leader del centro sinistra, che molto probabilmente andrà al governo. È stata un’opportunità utile per tutti. Da una parte i stranieri cominciano a prendere dimestichezza con alcuni meccanismi elettorali che magari un domani, quando il diritto di voto non sarà solo una fantasia, potranno rivelarsi utili. Dall’altra parte il centro sinistra ha voluto tastare il polso di una fascia di elettorato che nei prossimi anni avrà sicuramente un peso non indifferente. Gli stranieri in Italia sono tanti e visti gli ultimi dati a disposizione si può vedere benissimo che questa presenza oramai è stabile e duratura. Lo si vede dal fatto che tanti hanno comprato le loro case, avviano imprese proprie, i figli proseguono gli studi superiori ed universitari ecc, ecc. Quindi nasce spontanea la richiesta di poter contare un po’ di più nelle decisioni prese dai politici e che inevitabilmente hanno ricadute anche sulla vita quotidiana di ogni straniero. Per poter fare ciò c’è bisogno del diritto di voto almeno a livello amministrativo e una rivisitazione profonda della legge sulla cittadinanza che all’inizio degli anni novanta ha visto una regressione, sinonimo di paura, rispetto a quella precedente che risaliva all’inizio del 1900. Hanno votato più di 40.000 stranieri ci dicono le statistiche, un numero abbastanza alto per le aspettative degli organizzatori e tenendo presente che la campagna di informazione in questo senso è stata scarsissima. Le regioni dove c’è stata maggiore affluenza sono state L’Emilia Romagna e la Toscana, le avanguardie italiane in tema di immigrazione, diritto alla cittadinanza e tutela del “diverso”. Il centro sinistra però deve stare molto attenta e tenere presente che quelli che potevano votare erano molti di più, quindi bisogna puntare anche su di loro, facendo campagne, invitando la popolazione immigrata ai vari momenti assembleari che si possono creare, dando possibilità di parola e ascoltare, fare già da ora delle azioni per dimostrare la propria buona volontà a questi elettori di domani. Se si trascura questo e magri si da per scontata l’equazione immigrato – sinistra, le conseguenze potrebbero essere altre. Tanti potrebbero simpatizzare a destra, nonostante quest’ ultima abbia messo su una delle legislazioni più tristi che l’Europa conosca e che fondi le sue campagne elettorali sulla xenofobia.




permalink | inviato da il 19/10/2005 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


2 settembre 2005

esito finale politiche 2005

In questi momenti si sta riunendo il nuovo parlamento che andrà a formare la 17° legislatura albanese.La presidente del parlamento sarà Jozefina Topalli, attualmente vice presidente del parlamento e del partito democratico. Il vincitore come si era già annunciato all’indomani del 3 luglio è Berisha e la coalizione di centro destra.Le forze nel nuovo parlamento saranno come segue:

PD (partito democratico)                                        56 deputati

PS (partito socialista)                                                             42 

PR (partito repubblicano)                                       11

PBDNJ (partito dell’unione per i diritti umani)             2

LSI(il movimento sociale per l’integrazione)            4

PSD (partito socialdemocratico)                               7

PAD (partito Alleanza Democratica)                           3

PDS (partito dei democratici sociali)                         2

PAA (partito agrario)                                                            4

PDK (partito democristiano)                                     2

PDR (nuovo partito democratico)                            4

PBLD                                                                          1

 

Complessivamente la nuova maggioranza può contare in parlamento sul voto di  81 deputati.

Ieri invece l’ormai ex primo ministro Nano ha dato le dimissioni “forzate” trasferendo la guida del partito nelle mani del segretario generale del partito Gramoz Ruci, fino a quando non si riunirà il prossimo congresso straordinario dei socialisti. 




permalink | inviato da il 2/9/2005 alle 18:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


2 agosto 2005


L’Albania è la riforma ONU

 

                                                 

 

 

 

 

In questi giorni nei palazzi delle Nazioni Unite si sta consumando una battaglia diplomatica sulla riforma dell’ONU. Da una parte abbiamo il  G4, il gruppo formato da Germania, Brasile, India e Giappone. La riforma proposta dal G4, che si è assicurata l’ appoggio di una trentina di paesi, prevede un aumento di 10 membri del Consiglio, che passerebbero dagli attuali 15 (5 con diritto di veto, 10 no e a rotazione) a 25. Sei di questi seggi dovrebbero essere assegnati ad altrettanti nuovi paesi membri permanenti del Consiglio allargato ma senza diritto di veto (candidati: i G4, più altri due importanti paesi africani). L’Italia chiaramente è stata tagliata fuori da questo gioco, appoggiando l’altra opzione, Il progetto "United for Consensus"che  prevede invece un sistema rotatorio con l'elezione di dieci nuovi paesi membri non permanenti, da insediare con mandato biennale e possibilità di rielezione. Se dovesse passare l’opzione del G4 l’Italia si troverebbe l’unico paese tra quelli che contano a non contare niente nelle nazioni unite (scusate il giro di parole). In questo contesto, anche il voto di un singolo paese diventa indispensabile per non fare passare la mozione tedesco – nipponica. La diplomazia italiana allora si è ricordata che esiste un paese a 70 km dall’Italia che anche se molto povero, arretrato, terzomondista, gode del diritto di voto all’interno dell’assemblea generale dell’ONU, l’Albania. Per chi voterà il paese delle aquile??

I mediocri diplomatici che rappresentano l’Italia nel mio paese forse davano per scontato che avrebbero avuto quel voto, anzi l’avrebbero avuto senza spendere niente sia in termini economici che in termini strettamente politici. Il paese chiede da tempo ormai che ci sia una maggiore liberalizzazione del regime dei visti d’ingresso per l’Italia, una maggiore efficienza nel definire le pratiche di ricongiungimento familiare che spesso durano anche un anno e più, più dignità nel trattamento  e cosi via. La politica estera in Albania, come prevedibile, segue la politica del più forte. Ne è prova inconfondibile il nostro impegno nel conflitto iracheno, che non è indifferente.

Con un linguaggio molto poco diplomatico il ministro degli esteri albanese(ancora per poco) Kastriot Islami in una conferenza stampa ha detto che l’Albania appoggerà la mozione tedesca. La cosa sicuramente non è da considerarsi ovvia. Personalmente ritengo che sarebbe stato più naturale che quel voto andasse alla vicina Italia, in virtù anche di tutte le circostanze storiche che accomunano i due paesi. Cosi non è stato (almeno per ora) e sicuramente anche l’Italia ha le sue colpe. Se si fossero seguite in Albania politiche vere di sviluppo e investimenti a lungo termine che avrebbero favorito l’aumento dell’occupazione sul posto, se la politica estera italiana nei confronti dell’Albania non fosse stata sempre o quasi di elemosina e  non considerazione della dignità di un popolo, allora quel voto sarebbe bianco, verde e rosso, ne sono pienamente convinto.

Non sono bastati neanche i rapporti ottimi e fraterni tra Berlusconi e Nano a dirottare quel misero voto.




permalink | inviato da il 2/8/2005 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sfoglia     febbraio       
 
 




blog letto 92369 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Cinema
Media

VAI A VEDERE

Libri albanesi
G2
Internazionale
All is dream
Couchsurfing


« Non chiedete cosa il vostro Paese possa fare per voi: chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese » cosi John Kennedy disse nel suo discorso primo alla presidenza degli Stati Uniti d'America. Ci possiamo prendere la libertà di usarlo democraticamente e dire che oggi non chiedo niente all'Italia, chiedo come posso fare per poterla aiutare al meglio....come posso essere messo nelle condizioni di contribuire alla crescita di questo paese.. "Soldi per chiamare i bebé come Mussolini o sua moglie: fa colpo sugli inglesi la notizia che il Movimento sociale-Fiamma Tricolore offre 1.500 euro in contanti a chi chiama i propri figli Benito o Rachele, in cinque piccoli comuni in provincia di Potenza a rischio spopolamento" - i fascisti sono diventati tolleranti, pur di avere il nome di Benito sono disposti a dare 1500 euro anche ad un neonato cinese.:):)
Visitor Map
Create your own visitor map!

Myspace Graphics
Myspace Graphics

CERCA